Disuguaglianze e merito da John Rawls a Michael Sandel 

Seminario di Studi

15 novembre 2024 | Perugia

Il 15 novembre 2024, nell’Aula Tesi di Palazzo Florenzi a Perugia, si è svolto il seminario Disuguaglianze e merito: da John Rawls a Michael Sandel, un’occasione preziosa per riflettere su uno dei temi più dibattuti della filosofia politica contemporanea. L’incontro, organizzato nell’ambito del progetto PRIN 2022 “CHEWIE – Well-being, Humanism and Civil Economy”, ha visto gli interventi di Vittorio Pelligra (Università di Cagliari) e Marco Martino (Università di Perugia), introdotti da Massimiliano Marianelli ed Emanuele Pili (Università di Perugia).

Al centro della discussione, il concetto di merito, con tutte le sue ambiguità. Vittorio Pelligra ha aperto il dibattito ripercorrendo l’evoluzione storica del termine: coniato da Michael Young nel 1958 con un’accezione fortemente negativa, il concetto di meritocrazia è stato poi riabilitato e promosso come ideale politico da schieramenti anche molto diversi tra loro. Ma cosa significa davvero “meritare”?

Secondo Pelligra, possiamo distinguere due visioni del merito: una deontologica, che attribuisce valore morale intrinseco all’azione meritevole, e una strumentale, che valuta il merito in base ai benefici prodotti. Pelligra ha sottolineato come, in una società pluralista, l’adozione di un’unica definizione di merito rischi di introdurre forme di coercizione e di esclusione, marginalizzando chi non aderisce a modelli di competitività ed efficienza.

Un punto centrale della discussione è stato il pensiero di John Rawls, che, nella sua critica all’utilitarismo, afferma la necessità di garantire la giustizia sociale senza sacrificare il benessere di alcuna minoranza. Il principio di differenza, cardine della teoria rawlsiana, è stato analizzato nelle sue implicazioni distributive: Rawls non rifiuta le disuguaglianze, ma sostiene che i talenti individuali debbano essere considerati un patrimonio comune, da redistribuire in modo da favorire i più svantaggiati. Pelligra ha sottolineato una curiosa convergenza tra Rawls e Friedrich Hayek, entrambi critici della meritocrazia, seppure da prospettive diverse: mentre Rawls ne sottolinea il rischio di ingiustizia sociale, Hayek ne mette in dubbio la sostenibilità epistemologica, sostenendo che il merito individuale non sia valutabile in modo oggettivo.

Nel suo intervento, Marco Martino ha proposto una lettura umanista di Rawls, soffermandosi sulla relazione tra giustizia e fraternità. Se Rawls ha scelto di associare il principio di differenza alla nozione di fraternità, piuttosto che a concetti più diffusi come l’amicizia civica aristotelica, è perché essa esprime un vincolo più profondo di solidarietà sociale. Martino ha inoltre evidenziato il ruolo del “patto pre-legale” nella teoria della giustizia, riprendendo il modello socratico del rispetto delle leggi come base per un discorso più ampio sui valori condivisi.

Infine, il dibattito si è spostato sulla proposta di Michael Sandel, che critica la meritocrazia da un’altra angolazione: non esiste una vera uguaglianza di opportunità. La lotteria della nascita incide in modo determinante sulle nostre possibilità di successo, e per questo il sistema deve spostarsi da una giustizia distributiva a una giustizia contributiva. In questa prospettiva, lo Stato non deve solo redistribuire risorse, ma garantire a tutti i cittadini la possibilità di partecipare attivamente alla vita sociale, sviluppando capacità e ottenendo il riconoscimento della propria dignità all’interno della comunità.

Il seminario si è chiuso con un vivace scambio di idee tra i partecipanti, segno che il tema resta più che mai attuale. In un’epoca in cui il merito viene spesso invocato come criterio di giustizia, forse è il caso di fermarsi a riflettere su chi ne stabilisce i parametri e sulle conseguenze che ne derivano per la società nel suo complesso.

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